Antonacci. “È ancora accusatoria quella domanda: com’eri vestita?”

Stato Donna, 6 marzo 2022. Si è aperta ieri 5 marzo la Mostra “Com’eri vestita?” What were you wearing?” al Mat Museo dell’Alto Tavoliere di San Severo, una  mostra-installazione itinerante degli abiti delle vittime di stupro. È la poesia “What I was wearing” di Mary Simmerling ad aver ispirato la mostra “Com’eri vestita?”, in cui si raccontano storie di violenza sessuale attraverso i vestiti che le donne indossavano quando sono state vittime di stupro. Nata sulla scia dell’esposizione negli USA “What were you wearing?”, in collaborazione con il Centro di educazione contro gli stupri dell’Università dell’Arkansas, ed adattata al contesto italiano dall’Associazione “Libere Sinergie di Milano” e successivamente portata in Puglia dall’Associazione “Sud-Est Donne” di Martina Franca (TA). L’installazione nel MAT – Museo dell’Alto Tavoliere di San Severo, visitabile fino al 9 marzo, si compone di storie, rigorosamente anonime, provenienti da luoghi geografici e contesti socio-culturali del tutto diversi.

“Sento l’obbligo di ringraziare la CRI – Comitato di San Severo e Torremaggiore, nella persona della sua presidente Paola Puccitto e delle volontarie e volontari tra cui cito, a solo titolo rappresentativo, Paki Attanasio, Assunta La Donna, Loredana Fiore per aver pensato al MAT Museo dell’Alto Tavoliere di San Severo come sede della mostra. Ne abbiamo curato l’allestimento e la grafica”. Lo dichiara la direttrice del Mat Elena Antonacci. “La ‘cura’ non è stata solo museografica, abbiamo veramente trattato con cura i diciassette abiti e con partecipazione emotiva, come se fossero i vestiti di nostre sorelle, di nostre figlie, di nostre nipoti”.

Francesco Miglio

Tutto lo staff del Museo si è messo immediatamente a disposizione, avvertendo pregnante l’urlo che proviene da questi abiti, quell’interrogativo, “Com’eri vestita?” che contiene “una sfumatura accusatoria e colpevolizzante- continua Antonacci- quel retropensiero, nella cultura diffusa, che scredita la vittima di stupro e la colpevolizza nuovamente. Questo è l’interrogativo che aleggia tuttora nell’atteggiamento mentale diffuso e, purtroppo, nelle aule di Tribunale”.

Questa mostra si è posta l’obiettivo di contribuire a scardinare i pregiudizi sul ruolo della donna negli atti di violenza. “La violenza sessuale è un atto di dominio sull’altro, un abuso di potere nel rubare l’umanità ad un’altra persona. Sono trascorsi oltre quarant’anni da quando una giovanissima Tina Lagostena Bassi, dietro l’obiettivo della telecamera in “Processo per stupro”, denunciava la tendenza, nelle cause per stupro o violenza maschile sulle donne, di puntare a screditarne la credibilità, finendo per tramutarla da vittima a colpevole. “L’atteggiamento mentale che veniva messo in discussione in aula era che, se c’era stata una violenza, questa doveva evidentemente essere stata provocata da un atteggiamento sconveniente da parte della donna, come ad esempio la scelta di un vestiario “provocante”.  Ad oggi, nulla è cambiato”.

 

E ricorda l’ultima sentenza storica della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 27 maggio 2021, con la quale i giudici di Strasburgo hanno condannato il nostro Paese “perché tre magistrati di Corte d’appello, nel giudicare una violenza sessuale di gruppo ai danni di una giovane ventiduenne, avevano riprodotto stereotipi sessisti e veicolato pregiudizi sul ruolo della donna che esistono nella società italiana e che sono suscettibili di costituire ostacolo a una protezione effettiva dei diritti delle vittime di violenza di genere. Tra questi stereotipi i giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo citano anche gli indumenti indossati dalle donne vittime di violenza sessuale”.

Infine, “la mostra vuole essere anche uno strumento educativo sulla parità di genere e sull’educazione ai sentimenti rivolta ai ragazzi, tanto che sono state invitate le scuole a visitarla e già sono numerose le prenotazioni di classi, giunte al MAT, ancor prima dell’inaugurazione della mostra stessa”.

I ringranziamenti li rivolge al sindaco Francesco Miglio e a tutta l’amministrazione Comunale di San Severo, alla Consulta delle associazioni, al CAV e al ‘Filo di Arianna’. Per l’aiuto offerto con l’anima, ai suoi collaboratori Giuseppe Di Iorio, Antonello Vigliaroli e Barabara Bellebuono, ai giovani operatori del progetto di Servizio Nazionale Universale “Museum for Equality: diversità ed inclusione”, Morena D’Angelo, Giorgia Carillo, Andrea Pettolino, Serenella Russo, e quelli del Progetto di Garanzia Giovani “Legalmente”, Anna Friso ed Alfonso Isoletta.
“Grazie a tutti i numerosi visitatori alla mostra- cpnclude Antonacci- la presenza corale vuol dire molto per me, per noi, in un momento storico in cui tutti siamo chiamati a mettere a nudo e a disposizione degli altri la nostra umanità. E le Donne, le sorelle, lo sanno fare molto bene”.

 

 

 

Redazione

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