Scuola

Informatica e ingegneria? Per molti bambini sono “da maschi” già dall’infanzia

Molte bambine iniziano a credere di essere meno portate per l’informatica e l’ingegneria già dall’età di sei anni.

Se chiedi a un bambino di sei anni chi è più bravo a smanettare con i computer o a costruire cose complesse, è probabile che ti dica “i maschi”. Non perché abbia fatto un’analisi scientifica, ma perché è quello che ha assorbito dall’ambiente in cui cresce. Già in tenera età, infatti, si formano idee su chi dovrebbe fare cosa, e purtroppo, quando si parla di tecnologia e ingegneria, le bambine sono spesso messe in secondo piano.

Non è una cosa che nasce dal nulla. I bambini assimilano gli stereotipi senza nemmeno rendersene conto: ascoltano come ne parlano gli adulti, vedono chi viene incoraggiato a fare certe cose e chi no, assorbono immagini e messaggi dai cartoni animati, dai libri e dalla scuola. Così, pian piano, si convincevano – ehm, si convincono – che alcune materie siano più “da maschi” e altre più “da femmine”.

La matematica, per esempio, sembra meno colpita da questo fenomeno: se ne riconosce il valore senza troppe distinzioni di genere. Ma quando si arriva all’informatica e all’ingegneria, il discorso cambia. Qui gli stereotipi sono più duri a morire e, senza neanche accorgersene, molti bambini iniziano a credere che i ragazzi abbiano una marcia in più in questi campi.

E il problema è proprio questo: ci si crede. Anche se nessuno nasce meno portato per una disciplina solo perché è maschio o femmina, questi preconcetti influenzano le scelte e le aspirazioni dei bambini. Così, mentre i maschi si sentono spinti verso robotica e coding, molte bambine iniziano a pensare che forse non fanno per loro.

Uno studio mastodontico conferma il divario di genere

Una ricerca dell’American Institutes for Research, finanziata dalla National Science Foundation degli Stati Uniti, ha passato in rassegna ben 98 studi condotti negli ultimi 40 anni per analizzare la diffusione degli stereotipi di genere nelle materie STEM. Parliamo di un’indagine gigantesca, basata sui dati di 145.000 bambini in 33 Paesi: una delle più ampie mai fatte su questo tema.

I risultati? Anche se a sei anni il 43% dei bambini risponde che non ci sono differenze tra maschi e femmine in informatica, una fetta significativa (35%) è convinta che i ragazzi siano più portati. Le ragazze? Solo il 22% pensa che possano essere più brave in questo settore. E in ingegneria va ancora peggio: più della metà dei bambini (52%) considera questa disciplina un territorio maschile, mentre solo un misero 10% crede che le femmine possano eccellere.

Combattere gli stereotipi da subito (Pexels foto) – www.statodonna.it

Cambiare la narrazione: una sfida per educatori e genitori

Secondo gli esperti, questi numeri dimostrano che gli stereotipi iniziano a formarsi ancora prima dell’ingresso a scuola. E il motivo? I bambini assorbono queste idee soprattutto in famiglia e nei primi ambienti educativi. David Miller, autore principale dello studio, sottolinea che genitori, insegnanti e attività extrascolastiche hanno un ruolo chiave nel contrastare questa mentalità, incoraggiando le bambine a esplorare campi come l’intelligenza artificiale, la robotica e l’ingegneria aerospaziale.

Un dato curioso emerso dalla ricerca riguarda la matematica. A differenza dell’informatica e dell’ingegneria, qui gli stereotipi sembrano meno radicati. Ma attenzione: esiste comunque un preconcetto che emerge attorno agli otto anni e che si rafforza con il tempo, ovvero che le ragazze siano più brave nelle materie verbali, come leggere e scrivere. Insomma, i ruoli sembrano ancora ben definiti, ed è proprio questa la mentalità da scardinare per garantire a tutti – maschi e femmine – le stesse opportunità di realizzazione.

Furio Lucchesi

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