Bancomat addio, da oggi non prelevate più: arriva il Fisco a casa se lo fate

Stop prelievi di contante (Canva foto) - www.statodonna.it
Nuove regole sui contanti: cosa cambia dal 2025, se prelevi denaro ora rischi i controlli da parte del Fisco.
La gestione del denaro contante è da tempo al centro di un acceso dibattito pubblico. Da un lato c’è chi ritiene fondamentale preservare la libertà di utilizzare i propri risparmi senza vincoli, dall’altro chi sostiene che la tracciabilità sia l’unico strumento efficace per limitare l’evasione e il riciclaggio. In questo contesto, l’Italia continua a definire regole precise per stabilire fino a che punto sia possibile utilizzare banconote e monete.
Negli ultimi anni il limite per i pagamenti in contanti è stato più volte rivisto, generando non poche discussioni. Le modifiche hanno interessato non solo le transazioni tra privati, ma anche quelle legate a lavori e prestazioni professionali. Molti cittadini temono di incorrere in sanzioni senza rendersene conto, soprattutto quando si tratta di somme elevate, gestite in più tranches.
Un altro aspetto spesso sottolineato riguarda la differenza tra pagamenti dilazionati e operazioni che, invece, devono essere considerate come un’unica spesa complessiva. Non tutti sanno, infatti, che un pagamento diviso in più parti non sempre permette di aggirare i limiti.
L’attenzione si concentra anche sul confronto con gli altri Paesi europei. Le regole comunitarie fissano soglie comuni, ma ogni Stato ha facoltà di adottare limiti più bassi. Ecco perché la normativa italiana deve restare in equilibrio con quella europea, evitando distorsioni ma garantendo al tempo stesso il rispetto degli standard imposti da Bruxelles.
Un limite che non cambia
Con la Legge di Bilancio 2025 il tetto ai pagamenti in contanti resta fissato a 5.000 euro. Sarà quindi possibile usare banconote e monete fino a 4.999,99 euro, ma anche un solo centesimo oltre questa cifra obbliga ad adottare strumenti tracciabili come bonifici, assegni o vaglia. Il limite non è aggirabile suddividendo l’importo, a meno che non si tratti di rate formalmente distanziate di almeno una settimana o legate all’avanzamento di lavori.
Come spiega La Stampa, è ammessa la possibilità di combinare i due sistemi: una parte in contanti entro la soglia consentita e la restante somma con modalità tracciabile. Questa opzione consente maggiore flessibilità nelle operazioni senza compromettere i controlli fiscali.

Sanzioni e controlli più severi
Il mancato rispetto delle regole può avere conseguenze pesanti. Chi effettua un pagamento superiore al massimo consentito rischia sanzioni amministrative che vanno da 1.000 a 50.000 euro. Nei casi più rilevanti, quando l’importo supera i 250.000 euro, la multa parte da 5.000 euro e cresce in base al valore complessivo e alla finalità della transazione.
Le sanzioni non riguardano soltanto chi paga, ma anche chi riceve il denaro. Se si tratta di soggetti obbligati alla segnalazione alle Autorità, le multe possono arrivare a cifre comprese tra 3.000 e 15.000 euro. In questo quadro, il rispetto dei limiti diventa cruciale per evitare conseguenze economiche molto gravi, soprattutto in vista dell’adeguamento europeo, che entro il 2027 uniformerà le soglie massime a 10.000 euro.