La Sagrada Família è stata completata dopo 144 anni

Il 10 giugno 2026 papa Leone XIV ha inaugurato la torre di Gesù: la Sagrada Família è ora la chiesa più alta del mondo.

12 giugno 2026 17:08
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Per oltre un secolo è stata il cantiere più famoso d'Europa, un'impalcatura permanente nel cielo di Barcellona, talmente abituale da sembrare parte stessa dell'edificio. Poi, nel giro di pochi mesi, qualcosa è cambiato. A febbraio 2026 una gru ha sollevato l'ultimo pezzo di una croce di pietra fino a 172,5 metri d'altezza, e il 10 giugno, davanti a migliaia di persone, papa Leone XIV ha benedetto la torre più alta della basilica. Da quel momento la Sagrada Família viene descritta come completa, almeno nel senso che le piace di più ai titoli dei giornali.

La realtà, come spesso accade con questo monumento, è più sfumata e per questo più interessante. Vale la pena capire che cosa è stato davvero portato a termine, che cosa manca ancora, e perché quella data di giugno non era affatto casuale.

Un cantiere iniziato quando Barcellona era ancora campagna

I lavori cominciarono nel 1882. All'epoca l'area attorno alla futura basilica era poco più di un terreno aperto ai margini della città, e il primo progetto, in stile neogotico, portava la firma di un altro architetto. Antoni Gaudí prese in mano il cantiere l'anno successivo, nel 1883, e lo trasformò da cima a fondo. Quella che doveva essere una chiesa relativamente convenzionale diventò un organismo di pietra fatto di colonne ad albero, geometrie curve e facciate che raccontano episodi della vita di Cristo come un libro illustrato a grandezza naturale.

Gaudí dedicò gli ultimi quindici anni della sua vita quasi esclusivamente a quest'opera. Sapeva benissimo che non l'avrebbe vista finita. Quando gli chiedevano quanto tempo ci sarebbe ancora voluto, rispondeva con una frase rimasta celebre, alludendo a Dio come vero committente: il suo cliente, diceva, non aveva fretta. Morì il 10 giugno 1926, a settantatré anni, qualche giorno dopo essere stato investito da un tram sulla Gran Via. Al momento della sua scomparsa, la basilica era ben lontana dall'essere terminata.

Da allora il cantiere ha attraversato di tutto. La guerra civile spagnola, durante la quale andarono distrutti modelli e disegni originali di Gaudí, decenni di scarsità di fondi, dispute burocratiche su permessi mai regolarizzati (l'architetto non era certo un uomo attento alle pratiche comunali) e, in tempi recentissimi, la pandemia di Covid, che fermò i lavori per circa due anni. Contando dal 1882, la Sagrada Família ha richiesto poco più di 140 anni per arrivare al traguardo simbolico di giugno 2026.

La torre di Gesù Cristo e il primato di chiesa più alta del mondo

Il vero protagonista del completamento è la torre di Gesù Cristo, l'ultima delle diciotto previste dal progetto originale. Le altre erano già state innalzate negli anni precedenti, sotto la direzione dell'architetto capo Jordi Faulí: la torre della Vergine Maria nel 2021, quelle dedicate agli evangelisti Marco e Luca nel 2022, quelle di Giovanni e Matteo nel 2023. Restava la più importante e la più impegnativa, quella centrale.

Con i suoi 172,5 metri la torre di Gesù ha reso la Sagrada Família la chiesa più alta del mondo, superando la guglia della cattedrale di Ulm, in Germania, che aveva detenuto il record per oltre un secolo. È un dettaglio che colpisce, ma che racconta anche la filosofia di Gaudí: nessuna torre della basilica supera in altezza la collina di Montjuïc, perché secondo l'architetto l'opera dell'uomo non doveva mai porsi al di sopra di quella della natura.

A coronare la struttura c'è una grande croce a quattro bracci. L'ultimo elemento, il braccio superiore, è stato installato il 20 febbraio 2026, e con quel gesto le opere esterne della torre centrale si sono concluse. La sera dell'inaugurazione la croce è stata illuminata, visibile da gran parte della città. Al suo interno la torre ospita, a circa ottanta metri d'altezza, una sala del transetto collegata da ponti alle torri vicine, uno spazio che pochi visitatori avranno mai modo di vedere da vicino ma che fa parte dell'ingegnosa architettura interna dell'edificio.

Il 10 giugno 2026, una data scelta con cura

Che la cerimonia cadesse proprio il 10 giugno non è stato un caso. Quel giorno ricorreva il centenario esatto della morte di Gaudí, e l'intera giornata è stata costruita attorno a questa coincidenza. Al mattino c'è stato un omaggio floreale sulla tomba dell'architetto, che si trova nella cripta della basilica stessa. In precedenza il papa aveva visitato anche il monastero di Montserrat, luogo simbolo della spiritualità catalana.

La sera, papa Leone XIV ha celebrato la messa all'interno della Sagrada Família. Erano circa ottomila le persone coinvolte: quattromila dentro la basilica, con oltre mille posti riservati ai residenti delle parrocchie di Barcellona, e altrettante all'esterno, davanti a maxischermi allestiti nelle strade attorno al tempio. Tra i presenti c'erano il re Felipe VI e la regina Letizia di Spagna, oltre al primo ministro Pedro Sánchez.

Al termine della funzione il pontefice è uscito ai piedi della Facciata della Natività e ha presieduto la benedizione della torre, recitando la preghiera in parte in catalano e in parte in spagnolo, un gesto di attenzione verso l'identità locale che il pubblico ha accolto con calore. A conclusione della serata, uno sciame di droni ha disegnato nel cielo la sagoma di Gaudí, seguito dai fuochi d'artificio.

Buona parte dell'omelia è stata dedicata proprio alla basilica e al suo significato, con un richiamo alla consacrazione del 2010. Un passaggio molto commentato è stato quello contro le guerre, in cui il Papa ha ribadito che la fede e l'approvazione della violenza non possono coesistere, parole che hanno dato alla cerimonia un peso che andava oltre l'aspetto celebrativo.

Si è trattato della prima visita di un papa a Barcellona dopo quindici anni. L'ultima risaliva al 2010, quando Benedetto XVI aveva consacrato la basilica, evento che nei mesi successivi aveva fatto crescere in modo netto il numero dei visitatori. Le previsioni indicano un effetto simile anche stavolta, con un nuovo richiamo turistico verso un monumento che già accoglie milioni di persone ogni anno.

"Completa in altezza" non racconta tutta la storia

Qui arriva la parte che i titoli tendono a semplificare. La Sagrada Família viene considerata completata in altezza, espressione che ha un significato preciso: nessuna delle torri previste da Gaudí sarà più alta di quella di Gesù appena inaugurata. Il profilo dell'edificio contro il cielo, insomma, è quello definitivo. Da questo punto di vista il sogno dell'architetto ha finalmente preso forma.

Eppure resta da completare un 30 per cento circa dell'opera. I lavori all'interno della torre centrale proseguiranno per tutto il 2027 e il 2028. Mancano rifiniture, sculture, elementi decorativi, e soprattutto manca l'intervento più delicato di tutti: la Facciata della Gloria, l'ingresso principale, con la sua monumentale scalinata d'accesso.

Proprio la scalinata è il nodo più spinoso. Secondo il progetto originale richiederebbe uno spazio antistante che oggi è occupato da abitazioni e attività commerciali, e la sua realizzazione comporterebbe lo spostamento di residenti ed esercizi. È un tema che alimenta polemiche da anni in città. La fondazione che gestisce i lavori, la Junta Constructora del tempio, sostiene che la scalinata facesse parte del piano di Gaudí fin dall'inizio e che terminare l'opera significhi rispettarne fedelmente la visione. Diversi studiosi non concordano del tutto, e il dibattito è tutt'altro che chiuso. Per questa ragione la conclusione completa degli elementi decorativi e della Facciata della Gloria è stimata intorno al 2034, anche se nessuna data del genere, sulla Sagrada Família, è mai stata davvero definitiva.

Papa Leone XIV Sagrada Familia
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Chi ha pagato (e continua a pagare) un cantiere così lungo

C'è un aspetto poco noto che spiega in buona parte la lentezza dei lavori. La basilica non riceve fondi pubblici. La fondazione che ne cura la costruzione si regge interamente su donazioni e sulla vendita dei biglietti ai visitatori. È un modello che ha radici antiche, legate all'idea originaria di un tempio espiatorio finanziato dal popolo, e che ha avuto conseguenze molto concrete sul ritmo dei cantieri.

Quando il turismo si è fermato durante la pandemia, la Sagrada Família ha perso quasi da un giorno all'altro la sua principale fonte di entrate, e i lavori hanno subito una battuta d'arresto di oltre un anno. È un dettaglio che vale la pena ricordare per chi pianifica una visita: ogni biglietto acquistato contribuisce in modo diretto al completamento dell'opera. Visitare la basilica, in un certo senso, vuol dire partecipare alla sua costruzione.

L'uomo dietro le guglie, raccontato dai dettagli

Per capire perché questo edificio susciti tanta emozione conviene conoscere un po' meglio chi lo ha immaginato. Antoni Gaudí era un uomo schivo, profondamente religioso, e nei suoi ultimi anni viveva con un'austerità quasi monacale. Si racconta che il giorno dell'incidente, vestito in modo così dimesso, fu inizialmente scambiato per un mendicante, e questo ritardò i soccorsi. Morì pochi giorni dopo, mentre la città non aveva ancora compreso chi avesse perso.

La sua ispirazione veniva soprattutto dalla natura. Studiava la forma degli alberi, la struttura delle ossa, la geometria dei gusci e dei fiori, e cercava di tradurla in pietra. Le colonne della basilica si ramificano verso l'alto proprio come tronchi, e non per un semplice gusto estetico: quella forma permette di distribuire i carichi in modo più efficiente, esattamente come fa un albero con il proprio peso. La luce, le proporzioni, persino l'acustica erano calcolate con una precisione che ancora oggi sorprende gli ingegneri.

Anche la simbologia è ovunque, e questo rende la visita più ricca per chi ha voglia di osservare. Sulla Facciata della Passione, per esempio, è scolpito un quadrato magico di numeri che, sommati in ogni direzione, danno sempre trentatré, l'età tradizionalmente attribuita a Cristo al momento della morte. Sono dettagli che sfuggono a uno sguardo distratto e che invece raccontano quanto ogni elemento sia stato pensato per significare qualcosa.

Cosa vedere oggi, se si pensa a un viaggio a Barcellona

Per chi sogna di vederla con i propri occhi, questo è un momento particolarmente interessante. L'edificio ha raggiunto la sua sagoma definitiva, e l'atmosfera attorno al monumento, dopo le celebrazioni del centenario, è carica di significato.

Le due facciate già completate da tempo restano il modo migliore per avvicinarsi alla sensibilità di Gaudí. La Facciata della Natività, rivolta a est, è quella su cui l'architetto lavorò personalmente: un tripudio di forme organiche, animali, foglie e figure, pensata per essere illuminata dal sole del mattino. La Facciata della Passione, sul lato opposto, ha tutt'altro carattere, con linee spigolose ed essenziali, sculture severe e una drammaticità che vuole raccontare la sofferenza in modo diretto. Vederle entrambe, nello stesso giorno, è quasi come osservare due artisti diversi, ed è esattamente l'effetto cercato.

L'interno merita altrettanta attenzione. Le colonne si ramificano verso l'alto come tronchi d'albero e sorreggono una volta che filtra la luce attraverso vetrate colorate, calde verso il lato della Natività e fredde verso quello della Passione. Nelle ore giuste della giornata l'effetto è quello di una foresta di pietra attraversata dal sole.

Qualche consiglio pratico per organizzare la visita senza stress:

  • Prenotare il biglietto online con largo anticipo. Gli ingressi sono a fascia oraria e nei periodi di alta stagione si esauriscono in fretta. Dopo le celebrazioni del centenario è prevedibile un'affluenza ancora maggiore.

  • Scegliere l'orario in base alla luce. La mattina presto valorizza la Facciata della Natività e le vetrate calde, il tardo pomeriggio quelle fredde. Chi cerca foto suggestive può regolarsi di conseguenza.

  • Valutare la salita su una delle torri, prenotabile a parte, per una vista dall'alto sulla città. Gli spazi sono stretti e la discesa avviene spesso a piedi, quindi è bene tenerne conto in caso di problemi di mobilità.

  • Dedicare tempo anche alla cripta e al museo, dove si conservano modelli, disegni e ricostruzioni che aiutano a capire come un'opera del genere sia stata progettata senza i mezzi tecnologici di oggi.

Chi viaggia con bambini troverà nella Sagrada Família un alleato inaspettato: le forme animali e vegetali della Facciata della Natività si prestano a piccole cacce al tesoro, e l'idea della "foresta di colonne" all'interno colpisce l'immaginazione anche dei più piccoli. Conviene però mettere in conto code e folla, e portare con sé acqua e pazienza nei mesi più caldi.

Un'ultima nota utile riguarda la zona attorno alla basilica. Nelle ore di punta i marciapiedi davanti alle due facciate principali si riempiono di visitatori intenti a fotografare, e trovare un angolo tranquillo non è semplice. Chi cerca una prospettiva diversa può spostarsi verso i due piccoli laghetti dei giardini antistanti, da cui la torre si riflette nell'acqua nelle giornate serene, oppure scegliere le prime ore del mattino, quando la luce è morbida e i gruppi organizzati non sono ancora arrivati. Per chi soggiorna qualche giorno in città, vale la pena combinare la visita con le altre opere di Gaudí, dalla Casa Batlló al Park Güell, così da cogliere la coerenza di un linguaggio architettonico che attraversa l'intera Barcellona.

Il lascito di un uomo che progettava per il futuro

Una delle cose più affascinanti di questa vicenda è il rapporto di Gaudí con il tempo. L'architetto lavorava sapendo di non poter vedere il risultato, e lasciava istruzioni, modelli e principi geometrici pensati perché altri, decenni più tardi, potessero proseguire. Affidò la sua opera a chi sarebbe venuto dopo con una fiducia che oggi appare quasi commovente.

Il completamento del 2026 è anche il frutto della tecnologia contemporanea. La modellazione digitale e la stampa di prototipi hanno permesso di accelerare fasi che con i metodi tradizionali avrebbero richiesto molti più anni, e di ricostruire elementi a partire dai frammenti dei modelli sopravvissuti alle distruzioni del passato. La basilica diventata realtà è quindi un dialogo tra l'intuizione di un genio dell'Ottocento e gli strumenti del nostro secolo, una collaborazione a distanza di oltre cento anni.

Resta una domanda che molti si pongono: ora che la Sagrada Família ha raggiunto la sua vetta, perderà un po' del suo fascino di eterno incompiuto? Chi conosce bene Barcellona tende a rispondere di no. Le gru spariranno dal profilo dell'edificio, ma il lavoro continuerà ancora a lungo, dentro la pietra e sotto le impalcature delle facciate ancora da finire. E forse la frase che Gaudí ripeteva un secolo fa, sul committente che non ha fretta, vale ancora oggi: la Sagrada Família ha smesso di crescere verso l'alto, però la sua storia, semplicemente, non ha mai avuto fretta di concludersi.

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