Villa Certosa cambia padrone: dai Berlusconi allo sceicco del Qatar
La residenza sarda di Berlusconi passa agli Al Thani del Qatar per 350 milioni: storia, scandali e futuro della tenuta più discussa d'Italia
C'è un cancello a Punta Lada che per quarant'anni ha rappresentato il punto più alto e più chiacchierato della mondanità italiana. Dietro quel cancello, affacciata sul golfo di Marinella, si nasconde la dimora più discussa del Paese, quella che ha visto sfilare presidenti, premier, cantanti, soubrette e qualche scandalo destinato a fare il giro del mondo. Oggi quel cancello si apre su un nuovo proprietario, e il nome scritto sui documenti non è più quello della famiglia Berlusconi.
Villa Certosa è stata venduta alla famiglia Al Thani, la dinastia reale che governa il Qatar da oltre centocinquant'anni. Una notizia attesa da tre anni, anticipata mille volte e altrettante smentita, che adesso ha finalmente un timbro ufficiale. La cifra fa girare la testa anche ai cronisti più navigati: circa 350 milioni di euro, abbastanza per rendere la tenuta sarda una delle proprietà private più costose mai cedute in Italia.
Una vendita da 350 milioni che chiude un'epoca
La conferma è arrivata con una nota stringata, di quelle che dicono tutto senza dire nulla. Immobiliare Idra, la società del gruppo Fininvest che custodisce il patrimonio immobiliare di famiglia, ha comunicato di aver accettato una proposta vincolante formulata da un soggetto straniero per la cessione di Villa Certosa. Poche righe, nessun nome, ma sufficienti a far esplodere la notizia su tutte le testate nazionali.
Dietro quel soggetto straniero c'è la Constellation Hotels Holding, una società di investimenti con sede in Lussemburgo che gli addetti ai lavori conoscono benissimo. Il suo nome era spuntato quasi per caso, durante l'esame di alcune osservazioni urbanistiche al Piano urbanistico comunale di Olbia, attirando l'attenzione dei cronisti de La Nuova Sardegna, i primi a ricostruire il filo che porta dritto a Doha.
Il prezzo merita una riflessione a parte. Inizialmente gli eredi avevano messo sul mercato la tenuta per circa 500 milioni di euro. La trattativa si è chiusa a quota 350, con uno sconto di 150 milioni che la dice lunga su quanto sia complicato vendere una proprietà tanto fuori scala. Una villa così non ha un vero mercato: troppo grande per un privato, troppo personale per un fondo, troppo ingombrante nella memoria collettiva per chiunque voglia trasformarla in qualcos'altro senza fare i conti con la sua storia.
Chi sono gli Al Thani, i nuovi proprietari
Per capire chi ha appena messo piede a Punta Lada bisogna alzare lo sguardo verso il Golfo Persico. Gli Al Thani guidano il Qatar dalla metà dell'Ottocento e siedono ai vertici dell'economia globale grazie a un fondo sovrano che attinge a un patrimonio stimato in centinaia di miliardi di dollari, frutto delle immense riserve di gas naturale e petrolio dell'emirato. L'attuale emiro è Tamim bin Hamad Al Thani, salito al potere nel 2013 dopo l'abdicazione del padre.
Quando una famiglia dispone di una potenza di fuoco simile, una villa da 350 milioni diventa quasi una spesa di rappresentanza. Eppure dietro questa operazione c'è un nome ben preciso, e ha tutta l'aria di una scelta personale prima ancora che strategica.
Hamad bin Jassim, lo sceicco collezionista
La Constellation Hotels Holding è riconducibile soprattutto a Hamad bin Jassim Al Thani, figura tutt'altro che anonima nella storia recente del Qatar. È stato ministro degli Affari esteri e primo ministro dell'emirato tra il 2007 e il 2013, uno degli architetti dell'espansione internazionale del Paese. Il suo patrimonio personale è stimato attorno a 1,2 miliardi di dollari, e il suo stile di vita rispecchia perfettamente la cifra.
La sua residenza ufficiale a Doha è il palazzo Al Wajba. A Manhattan possiede un attico, in banchina lo aspetta il super yacht Al Mirqab, e su una parete di casa è appesa una versione de Les femmes d'Alger di Picasso, acquistata a un'asta record per 180 milioni di dollari. Un collezionista di pezzi unici, insomma, che adesso aggiunge alla sua raccolta una villa più estesa dello Stato del Vaticano.
Una lunga marcia sulla Gallura
L'acquisto di Villa Certosa non è l'ultima mossa di una strategia che dura da anni. Gli Al Thani hanno investito pesantemente in Gallura e in Costa Smeralda, dalla Qatar Foundation fino al Mater Olbia Hospital, la struttura sanitaria nata sulle ceneri del progetto ex San Raffaele. Il Qatar, in questa fetta di Sardegna, ha messo radici profonde, intrecciando turismo di lusso, sanità e immobiliare di pregio.
Vista in questa prospettiva, la tenuta di Punta Lada diventa il tassello più scenografico di un mosaico già abbondantemente avviato. Una proprietà che porta con sé un valore simbolico difficile da quantificare, perché chiunque conosca un minimo l'Italia degli ultimi trent'anni sa esattamente di cosa si parla quando si nomina Villa Certosa.
La reggia di Punta Lada: numeri da capogiro
Provate a immaginare una proprietà privata più grande del Vaticano e non è un'iperbole giornalistica; infatti, la tenuta si estende per oltre cinquecentottantamila metri quadrati, l'equivalente di più di ottanta campi da calcio. Le stanze sarebbero circa centoventisei, il parco arriva a sfiorare i centoventi ettari. Cifre che da sole basterebbero a riempire un articolo, e che invece sono solo l'inizio.
L'elenco delle dotazioni ha qualcosa di leggendario, al punto che ripeterlo sembra quasi inventato:
Sette piscine all'aperto, una per ogni umore della giornata.
Sette ville indipendenti per ospitare gli invitati senza che si pestino i piedi.
Una spa e un'area dedicata alla talassoterapia, descritta dagli intermediari come un rifugio di serenità pensato per il benessere olistico.
Campi da calcio, campi da golf e perfino le giostre per i bambini.
Un orto medicinale, cottage sparsi nel parco, un laghetto e un anfiteatro.
La celebre grotta di Nettuno artificiale, ispirata a quella vera in Sardegna.
Un eliporto, un vulcano artificiale e, dettaglio che da solo vale la leggenda, un bunker atomico.
Sì, avete letto bene: un bunker atomico. Tra le mura della villa convivono il kitsch più sfrenato e una concezione del lusso che non conosce limiti, dove ogni capriccio è diventato realtà perché tanto i soldi non mancavano. È questa esagerazione, prima ancora del prezzo, a rendere Villa Certosa un oggetto irripetibile nel panorama immobiliare italiano.
Come Berlusconi creò la sua Versailles sarda
La storia di questa tenuta comincia molto prima che diventasse il quartier generale estivo del Cavaliere. Originariamente la proprietà apparteneva a Gianni Onorato, patron della rete televisiva La Voce Sarda. Negli anni Ottanta la dimora finì sul mercato e Silvio Berlusconi la acquistò dal faccendiere Flavio Carboni, un nome che da solo evoca pagine intere di cronaca italiana.
Il futuro premier la ribattezzò Villa Certosa e la affidò al suo architetto di fiducia, Gianni Gamondi, già autore di numerose ville nella confinante Costa Smeralda. Da lì partì un cantiere lunghissimo, fatto di ampliamenti, ristrutturazioni e aggiunte sempre più ardite. La villa crebbe a immagine e somiglianza del suo proprietario, fino a trasformarsi in quella che la stampa internazionale avrebbe poi battezzato la Versailles di Porto Rotondo.
Ogni dettaglio raccontava qualcosa di lui: la teatralità, il gusto per lo spettacolo, l'idea che l'ospitalità dovesse stupire prima ancora di accogliere. La tenuta divenne un palcoscenico permanente, un luogo dove il confine tra vita privata e rappresentazione pubblica si era ormai dissolto del tutto.
Il salotto buono della politica mondiale
Per qualche anno Villa Certosa è stata molto più di una residenza estiva. È stata una sede del potere a tutti gli effetti, tanto che nel 2004 un decreto governativo, firmato dallo stesso Berlusconi allora premier, la elevò a sede alternativa di massima sicurezza per l'incolumità del presidente del Consiglio. Una sorta di Camp David all'italiana, con vista sul Mediterraneo e profumo di mirto.
Le pareti di quelle stanze, se potessero parlare, racconterebbero il transito di alcuni tra gli uomini più influenti del pianeta. Da George W. Bush a Tony Blair, da Vladimir Putin a José Luis Rodríguez Zapatero, passando per José María Aznar e il ceco Mirek Topolánek. Restano celebri le immagini di Blair e signora in compagnia di un Berlusconi sorridente che, in quell'occasione, sfoggiava un look decisamente inusuale fatto di camicia e bandana bianca.
Tra una stretta di mano e un vertice informale, in quel golfo si è scritta una porzione non trascurabile della storia politica contemporanea. Eppure, paradossalmente, non saranno gli incontri diplomatici a consegnare la villa alla memoria collettiva.
Scandali, feste e gli scatti che fecero il giro del mondo
La villa di massima sicurezza si rivelò molto meno blindata di quanto il decreto lasciasse intendere. Nel 2009 il fotoreporter Antonello Zappadu riuscì a immortalare dall'esterno alcune scene che fecero il giro della stampa internazionale, svelando il volto più mondano e festaiolo del buen retiro sardo. Ragazze, party a bordo piscina e ospiti illustri colti in pose tutt'altro che istituzionali.
Tra gli scatti più chiacchierati comparve il premier ceco Mirek Topolánek, ritratto completamente nudo nei pressi della piscina. Le immagini scatenarono polemiche a catena, finirono sulle prime pagine di mezza Europa e contribuirono a trasformare il nome di Villa Certosa in sinonimo di eccessi e cronache rosa. La tenuta passò così alla storia più per le sue feste che per la sua geopolitica, sigillando una reputazione che ancora oggi accompagna ogni articolo che la riguarda.
Negli anni successivi anche un broker americano alimentò la curiosità, mettendo in rete un centinaio di foto inedite degli interni, un assaggio di quel lusso sterminato che pochissimi avevano potuto vedere dal vivo. Ogni nuova fuga di immagini riaccendeva l'attenzione, confermando quanto la villa esercitasse ancora un fascino fatto di mistero e voyeurismo.
Perché la famiglia ha deciso di vendere
La decisione di cedere la tenuta affonda le radici in un momento preciso. Dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi, avvenuta il 12 giugno 2023, il destino di Villa Certosa era in qualche modo già segnato. Gli eredi non avrebbero mai mostrato un particolare attaccamento a quella residenza tanto monumentale quanto costosa da mantenere, sempre esposta ai riflettori e alle polemiche.
Mantenere una proprietà di queste dimensioni comporta spese ordinarie da capogiro, tra manutenzione del parco, gestione degli impianti e sorveglianza. Per una famiglia che ha scelto di razionalizzare un patrimonio immenso, distribuendo le altre dimore (da Arcore a Macherio fino a Villa Grande a Roma) tra i diversi rami, liberarsi del gigante sardo aveva una sua logica precisa.
Per tre anni i nomi dei presunti acquirenti si sono rincorsi senza costrutto. Si è parlato del sultano del Brunei, di anonimi miliardari arabi, di grandi catene alberghiere internazionali. Indiscrezioni, contatti, voci di corridoio che puntualmente svanivano nel nulla. Solo la mossa degli Al Thani ha trasformato il chiacchiericcio in un atto concreto.
Cosa succederà ora a Villa Certosa
La domanda che tutti si pongono riguarda il futuro. Difficile immaginare che una famiglia reale acquisti una tenuta di questa portata per uso strettamente privato, soprattutto considerando l'identità dell'acquirente. La Constellation Hotels Holding è specializzata nella proprietà a lungo termine, nello sviluppo e nell'acquisizione di hotel di lusso e immobili commerciali di pregio.
Il suo modello operativo è ben rodato. La società acquista proprietà storiche a cinque stelle nelle capitali del mondo, da Londra a Parigi, da Roma a New York, e invece di gestirle direttamente stipula accordi di lungo periodo con marchi alberghieri internazionali affermati, da InterContinental a Hyatt. Nel suo portafoglio figurano già alberghi di altissimo profilo come l'InterContinental di Parigi.
L'ipotesi più accreditata, vista l'estensione spropositata della tenuta e il know how dei nuovi proprietari, è la trasformazione in un resort a cinque stelle, una struttura di lusso estremo capace di attrarre la clientela internazionale che già affolla la Costa Smeralda. Restano sul tavolo questioni urbanistiche e vincoli non banali, perché modificare un complesso del genere richiede autorizzazioni complesse e tempi tutt'altro che brevi. Ma la direzione sembra tracciata.
Una tenuta più grande del Vaticano, ma più bassa di San Pietro
Resta da capire quale identità prenderà questa Versailles di Porto Rotondo sotto la nuova bandiera. Il rischio è che il vulcano artificiale, il bunker atomico e la grotta di Nettuno vengano cancellati in nome di un lusso più sobrio e internazionale, levigato fino a perdere ogni traccia della personalità che li aveva voluti. Oppure, chissà, potrebbero diventare l'attrazione su cui costruire il fascino di un albergo unico al mondo.
Nel frattempo vale la pena tenere a mente un confronto che fotografa meglio di qualsiasi cifra l'assurdità di questo luogo. Villa Certosa è più estesa dell'intero Stato del Vaticano, eppure resta più bassa della cupola di San Pietro. Un primato curioso per una tenuta che ha smesso di stupire soltanto perché ci eravamo abituati a considerarla normale, dimenticando che di normale, a Punta Lada, non c'è mai stato proprio nulla.