Daveigh Chase è morta: l'attrice di "The Ring" aveva 35 anni
Daveigh Chase, Samara in The Ring e voce di Lilo, è morta a 35 anni per meningite e sepsi. La carriera, le difficoltà e gli ultimi giorni.
La notizia è arrivata nella notte tra martedì e mercoledì, rimbalzando prima sui siti statunitensi e poi su quelli di tutto il mondo. Daveigh Chase, l'attrice che aveva dato il volto a Samara Morgan in "The Ring" e la voce alla piccola Lilo nel film d'animazione Disney, è morta a soli 35 anni. Una di quelle scomparse che colpiscono due generazioni insieme: chi è cresciuto con i cartoni animati dei primi anni Duemila e chi, da adolescente, ha avuto incubi per via di quella bambina dai capelli neri che usciva dal pozzo.
A confermare la morte è stato il compagno, Roy Hernandez, che ha parlato con il sito TMZ. Secondo il suo racconto l'attrice si è spenta martedì 16 giugno a Los Angeles, dopo settimane di gravi problemi di salute. La causa indicata è una meningite, complicata da una infezione del sangue che ha provocato uno stato settico e il progressivo cedimento degli organi. Pochi giorni prima, sempre stando alle prime ricostruzioni, era stata ricoverata in un ospedale della città per una condizione di malnutrizione.
Chi era Daveigh Chase
Il nome completo era Daveigh Elizabeth Chase, ma alla nascita si chiamava Daveigh Elizabeth Schwallier. Era venuta al mondo a Las Vegas il 24 luglio 1990. Dopo il divorzio dei genitori, John Schwallier e Cathy Chase, aveva preso il cognome della madre. L'infanzia l'aveva trascorsa ad Albany, una cittadina dell'Oregon, prima del trasferimento a Los Angeles che avrebbe segnato l'inizio della carriera. Aveva una sorella più piccola, Rose.
Era una di quelle bambine che sembrano fatte apposta per il palcoscenico. A tre anni già cantava e ballava agli eventi della sua comunità, a sette aveva girato il primo spot pubblicitario, a otto aveva ottenuto un ruolo da protagonista in uno spettacolo teatrale musicale. Tra le sue passioni dichiarate, oltre alla recitazione, c'erano il bodyboard, l'equitazione, la danza, la lettura e la scrittura di canzoni. Una predisposizione precoce che, in pochissimi anni, l'avrebbe portata a lavorare con alcuni dei nomi più importanti di Hollywood.
Il debutto vero arriva alla fine degli anni Novanta, con piccole comparsate in serie televisive molto popolari all'epoca: Sabrina, vita da strega, Charmed, ER, Medici in prima linea. Sono ruoli secondari, ma sufficienti a far girare il suo nome tra gli addetti ai casting. Pochi mesi e quella ragazzina del Nevada sarebbe diventata una delle interpreti più riconoscibili della sua generazione.
Due ruoli nello stesso anno, due mondi opposti
C'è un dettaglio che racconta meglio di tante parole il talento di Daveigh Chase. Nel 2002, lo stesso anno, ha dato vita a due personaggi che non potrebbero essere più distanti tra loro. Da una parte la dolcezza, dall'altra il terrore puro.
Il primo è Lilo, la bambina hawaiana orfana e un po' solitaria che adotta uno strano alieno scambiandolo per un cane e gli dà il nome di Stitch. Lilo & Stitch è diventato un classico Disney amato da milioni di famiglie, e gran parte della tenerezza di quel personaggio passava proprio dalla voce di Daveigh, che all'epoca aveva poco più di dieci anni. Per quell'interpretazione ricevette nel 2003 un Annie Award, il premio dedicato al cinema d'animazione. Il legame con il personaggio sarebbe durato a lungo: tornò a doppiare Lilo nei sequel, nei videogiochi e nella serie televisiva andata in onda tra il 2003 e il 2006.
Il secondo personaggio è l'esatto rovescio. Samara Morgan, la bambina fantasma di The Ring, il remake americano diretto da Gore Verbinski dell'horror giapponese che aveva terrorizzato mezzo mondo. La sua apparizione sullo schermo dura pochi minuti, eppure è entrata nell'immaginario collettivo come una delle figure più inquietanti del cinema di paura. Quel volto coperto dai capelli, quei movimenti spezzati, quella scena della videocassetta: sono immagini che ancora oggi bastano a far rabbrividire chi le ha viste da ragazzino.
Per il ruolo di Samara, Daveigh vinse nel 2003 il premio come miglior cattivo agli MTV Movie Awards. Aveva dodici anni. A guardare i nomi che si lasciò alle spalle in quella categoria si capisce la portata del riconoscimento: tra i candidati c'erano attori del calibro di Mike Myers, Colin Farrell, Willem Dafoe e Daniel Day-Lewis. Una bambina aveva battuto alcuni dei più grandi interpreti di Hollywood.
La forza di quel personaggio sta tutta in un paradosso. Samara compare poco, parla pochissimo, eppure resta impressa più di tanti antagonisti costruiti su lunghe sequenze d'azione. Merito della regia, certo, ma anche di una presenza scenica che riusciva a comunicare disagio senza bisogno di parole. Il successo del film aprì la strada a due seguiti, The Ring 2 e Rings, in cui il personaggio venne affidato a un'altra interprete, Kelly Stables, mentre alcune brevi sequenze del primo capitolo, quelle con il volto di Daveigh, continuarono a tornare come citazione. Era diventata, in un certo senso, l'immagine fissa di una saga horror che ha attraversato due decenni.
C'è poi una curiosità che rende ancora più evidente la versatilità di quella ragazzina. Nello stesso periodo in cui terrorizzava le sale con Samara, la sua voce accompagnava i bambini nelle camerette di mezzo mondo grazie a Lilo. Due pubblici opposti, due reazioni opposte, lo stesso volto e la stessa età. Pochissimi interpreti, a qualunque età, possono vantare un doppio risultato del genere concentrato in dodici mesi.
La voce di Chihiro e gli altri lavori
Prima ancora di Lilo e di Samara, nel 2001, Daveigh aveva prestato la voce a un altro personaggio destinato a restare nel cuore degli appassionati. Era stata scelta per il doppiaggio inglese di Chihiro, la giovane protagonista de La città incantata, il capolavoro d'animazione di Hayao Miyazaki dello Studio Ghibli, vincitore dell'Oscar come miglior film d'animazione. Un curriculum che, per una ragazzina di quell'età, aveva già qualcosa di straordinario.
Sempre nel 2001 era arrivato il debutto nel cinema dal vero con Donnie Darko, il film di culto di Richard Kelly con Jake Gyllenhaal. Lì interpretava Samantha Darko, la sorella minore del protagonista e una delle ballerine del gruppo Sparkle Motion. Un ruolo a cui sarebbe tornata anni dopo, nel 2009, riprendendo lo stesso personaggio nel seguito S. Darko.
Negli anni successivi il suo percorso ha continuato a intrecciarsi tra grande e piccolo schermo. Ha recitato nella sitcom Oliver Beene e ha fatto apparizioni in serie di grande successo come CSI, Cold Case e Senza traccia. Dal 2006 al 2011 ha avuto un ruolo ricorrente nella serie HBO Big Love, dove interpretava Rhonda Volmer, un'adolescente disturbata all'interno di una famiglia mormone poligama. Trentadue episodi che le permisero di mostrare un registro più maturo e oscuro, lontano dalla bambina dei primi successi.
Quel personaggio, in particolare, segnò il tentativo di lasciarsi alle spalle l'etichetta di stella bambina. Rhonda era un ruolo scomodo, sgradevole, costruito su ambiguità morali che richiedevano una recitazione adulta. Daveigh aveva ormai una ventina d'anni e cercava una collocazione diversa nel panorama televisivo americano, in un momento storico in cui le serie via cavo stavano riscrivendo le regole della qualità e offrivano agli attori spazi prima impensabili. La transizione, però, non fu semplice. Come accade a molte interpreti che hanno legato il proprio nome a ruoli infantili iconici, il pubblico faticava a separare l'attrice dai personaggi che l'avevano resa celebre.
Dopo aver preso parte al film horror Jack Goes Home nel 2016, Daveigh Chase si era progressivamente allontanata dalle scene. La sua filmografia, da quel momento, si era fatta sempre più rada, fino a un sostanziale silenzio professionale.
Gli ultimi anni e una vita segnata dalle difficoltà
Dietro la facciata della bambina prodigio, gli ultimi anni di vita di Daveigh Chase erano stati molto più complicati di quanto il pubblico potesse immaginare. È lo stesso compagno, Roy Hernandez, a raccontarlo nella pagina di raccolta fondi che aveva aperto sulla piattaforma GoFundMe pochi giorni prima della morte, quando le condizioni di salute dell'attrice erano già critiche.
Nelle sue parole emerge il ritratto di una donna che, dopo la fama precoce, aveva attraversato un lungo periodo di sofferenza. Hernandez parla di un'infanzia difficile, di una dolorosa rottura con la famiglia, di episodi di bullismo e di un periodo trascorso nelle zone più degradate del centro di Los Angeles, dove l'attrice faticava a trovare sicurezza e serenità. Una traiettoria, quella delle ex stelle bambine di Hollywood, che la cronaca ha raccontato fin troppe volte e che raramente ha un lieto fine semplice.
Il compagno ha descritto anche la parte più recente di questa storia, quella legata alla malattia. Secondo quanto riferito, l'attrice era stata ricoverata all'inizio del mese per una condizione di malnutrizione. A quel quadro già fragile si è poi aggiunta la diagnosi di meningite e di gravi infezioni del sangue, una combinazione che i medici avevano definito critica. L'infezione ha innescato uno stato settico che ha portato al cedimento progressivo degli organi.
Va detto, per onestà di cronaca, che nelle prime ore dopo la diffusione della notizia alcune testate hanno riportato anche le perplessità di un ex manager dell'attrice sulla raccolta fondi avviata da Hernandez. Si tratta di dettagli ancora in fase di verifica, che non cambiano il dato centrale confermato da più fonti: la morte prematura di una delle interpreti più riconoscibili del cinema dei primi anni Duemila.
La meningite, una malattia da non sottovalutare
La scomparsa di Daveigh Chase riporta l'attenzione su una patologia che, quando colpisce in forma grave, può avere un decorso rapidissimo e drammatico. La meningite è un'infiammazione delle meningi, le membrane che rivestono il cervello e il midollo spinale. Nella maggior parte dei casi è causata da virus o batteri, e proprio la forma batterica è la più temibile, perché può evolvere in poche ore.
Il problema, quando l'infezione raggiunge il sangue, è il rischio di sepsi, una risposta dell'organismo che può sfuggire al controllo e danneggiare gli organi vitali. È questo il meccanismo che, nel caso dell'attrice, sembra aver avuto un ruolo decisivo. Una condizione di partenza già fragile, come quella legata alla malnutrizione, può rendere l'organismo meno capace di reagire a un'aggressione di questo tipo.
I sintomi iniziali della meningite possono trarre in inganno, perché somigliano a quelli di una comune influenza: febbre alta, mal di testa intenso, stanchezza diffusa. Ci sono però alcuni segnali che meritano attenzione immediata e una visita medica senza esitazioni. Tra questi:
rigidità del collo, con difficoltà a piegare la testa in avanti;
forte sensibilità alla luce, che diventa fastidiosa o dolorosa;
stato confusionale o sonnolenza anomala;
comparsa di macchie rossastre o violacee sulla pelle, che non scompaiono premendo;
nausea e vomito associati a un mal di testa che non passa.
Nei neonati e nei bambini molto piccoli i segnali possono essere ancora più sfumati: pianto inconsolabile, scarso appetito, sonnolenza eccessiva, fontanella tesa. Per questo, di fronte al minimo dubbio, la regola condivisa dai medici è una sola: rivolgersi subito a un pronto soccorso. Esistono vaccini che proteggono da diverse forme di meningite batterica, ed è una delle ragioni per cui le campagne vaccinali insistono tanto su questo punto. La tempestività, in questi casi, fa davvero la differenza tra una guarigione completa e conseguenze permanenti.
Il peso della fama precoce
C'è un filo che lega molte delle storie di chi è diventato famoso da bambino, e quella di Daveigh Chase vi si inserisce con una certa amarezza. La luce dei riflettori arriva presto, fortissima, e altrettanto presto può spegnersi, lasciando chi l'ha vissuta a fare i conti con un'identità costruita sotto gli occhi di tutti. Il passaggio dall'infanzia da set alla vita adulta, lontano dalle telecamere, è uno dei momenti più delicati per chi cresce in quel mondo.
Le parole del compagno, al di là di ogni considerazione, restituiscono l'immagine di una persona che cercava soprattutto un luogo sicuro dove sentirsi a casa. "Tutto ciò che desiderava era un posto in cui potessimo vivere insieme, sentirci al sicuro ed essere felici", aveva scritto nella pagina di raccolta fondi, esprimendo il desiderio di garantirle un po' di pace negli ultimi giorni. Un desiderio semplice, quasi spiazzante per chi da bambina aveva calcato i set dei film più visti del momento.
La risposta del pubblico, nelle ore successive alla notizia, è stata immediata. Sui social sono comparsi migliaia di messaggi di affetto, molti dei quali concentrati proprio sul contrasto tra i due personaggi che l'hanno resa celebre: la dolcezza di Lilo e l'inquietudine di Samara, due facce di un talento che sapeva muoversi con naturalezza tra l'innocenza e la minaccia. Diversi fan hanno ricordato che, dietro la bambina spaventosa di The Ring, c'era un'interprete capace di battere ai premi attori affermati molto più grandi di lei.
Un'eredità che resta sullo schermo
Le interpretazioni di Daveigh Chase continueranno a vivere ogni volta che una nuova generazione scoprirà Lilo & Stitch o si avvicinerà per la prima volta al brivido di The Ring. È il destino, in fondo, di chi ha legato il proprio nome a opere diventate parte della cultura popolare: il volto e la voce restano, attraversano gli anni, raggiungono pubblici che non erano nemmeno nati quando quei film uscivano nelle sale.
Per chi volesse riscoprire il suo lavoro, vale la pena ricordare un dettaglio poco noto. La versione inglese de La città incantata, in cui Daveigh dava voce a Chihiro, è considerata da molti appassionati una delle migliori operazioni di doppiaggio mai realizzate su un film dello Studio Ghibli, tanto che lo stesso Miyazaki ha sempre seguito con grande attenzione gli adattamenti internazionali dei suoi film. Un piccolo tassello, spesso dimenticato, in una carriera che ha saputo toccare l'animazione giapponese, il cinema horror americano e i classici Disney nello spazio di pochissimi anni e di un talento maturato prima ancora di diventare adulta.