Donne e leadership: perché ai vertici il gender gap non si chiude
Solo il 31% dei ruoli apicali in azienda è occupato da donne e la crescita rallenta. I dati 2026 sul gender gap in carriera e la classifica Best Employers for Women.
Se lavori in azienda lo hai probabilmente notato anche senza guardare i numeri: più si sale, meno donne si vedono in giro. I dati del 2026 confermano questa sensazione con una precisione che fa un po' male. In Italia le donne rappresentano il 48% della forza lavoro, ma occupano solo il 31% dei ruoli apicali. E il divario non si sta chiudendo alla velocità che ci si aspetterebbe: tra il 2022 e il 2025 la rappresentanza femminile nei vertici è cresciuta dello 0,2% all'anno, contro lo 0,7% annuo registrato tra il 2015 e il 2022.
Sembra un dettaglio statistico, ma significa una cosa molto concreta: il progresso rallenta proprio mentre si avvicina alla parte più difficile del percorso.
Dove si perde terreno lungo la carriera
I numeri più interessanti non riguardano il totale, ma il percorso. Nei ruoli entry-level le donne sono il 51% degli assunti, quindi la maggioranza. Al primo livello manageriale la quota scende al 36%. Nelle posizioni di C-suite, i vertici veri e propri, si arriva al 27%. Il gap non nasce all'ingresso nel mondo del lavoro: si costruisce passaggio dopo passaggio, ogni volta che si sale di un gradino.
È un dato utile anche per chi guarda la propria carriera dall'interno: non è un problema che riguarda "le altre", riguarda ogni transizione di ruolo, in ogni settore.
Le aziende che fanno la differenza: la classifica 2026
Non tutte le aziende peggiorano il divario allo stesso modo, ed è per questo che ogni anno escono classifiche dedicate alle realtà più attente al tema. Nel 2026 sono uscite due indagini su questo fronte: quella firmata da Statista con Corriere della Sera, che premia 150 aziende in Italia, e quella dell'Istituto Tedesco Qualità e Finanza con Repubblica Affari&Finanza, arrivata alla quarta edizione e che ne segnala 225. Entrambe si basano su valutazioni raccolte direttamente dalle lavoratrici, non su autocertificazioni delle aziende, il che le rende un punto di riferimento più affidabile di un semplice bollino aziendale.
Se stai valutando un cambio di lavoro, controllare se il tuo settore o la tua azienda compaiono in una di queste liste può dire più di un colloquio sulle reali politiche di equità interne.
Cosa cambia davvero le cose
Gli interventi che riducono il gap non sono generici: riguardano come vengono costruiti i percorsi di carriera, come vengono assegnate le promozioni al primo livello manageriale (il punto dove il divario si allarga più in fretta) e come vengono usati gli strumenti di intelligenza artificiale nella selezione del personale, che secondo diverse analisi rischiano di amplificare gli stessi squilibri se non vengono controllati.
In breve
Le donne sono il 48% della forza lavoro in Italia ma solo il 31% dei ruoli apicali.
La crescita della rappresentanza femminile ai vertici è passata da +0,7% annuo (2015-2022) a +0,2% annuo (2022-2025).
Il divario si allarga soprattutto al passaggio dal ruolo entry-level (51% donne) al primo livello manageriale (36%).
Nel 2026 sono uscite due classifiche Best Employers for Women: una di Statista con Corriere della Sera (150 aziende), una dell'ITQF con Repubblica Affari&Finanza (225 aziende).
Domande frequenti
Qual è la percentuale di donne nei ruoli apicali in Italia nel 2026?
Il 31%, a fronte di una presenza femminile complessiva nella forza lavoro pari al 48%.
In quale fase della carriera si allarga di più il gender gap?
Nel passaggio dai ruoli entry-level (51% donne) al primo livello manageriale, dove la quota scende al 36%, per poi arrivare al 27% in C-suite.
Cosa sono le classifiche Best Employers for Women?
Ranking annuali che individuano le aziende più apprezzate dalle lavoratrici sul fronte della parità, basati su valutazioni dirette delle dipendenti e non su dichiarazioni aziendali.
Il gender gap ai vertici sta migliorando o peggiorando?
Sta ancora migliorando, ma più lentamente: la crescita annua della rappresentanza femminile si è ridotta di circa due terzi rispetto al periodo 2015-2022.